La Dislipidemia nel Diabete

Un buon profilo lipidico, con giusti valori di colesterolo e trigliceridi, aiuta a prevenire le complicanze cardiovascolari

di Maria Rosaria Mollica e Giancarlo De Mattia
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E‘ ormai accertato che nel soggetto diabetico vi è una maggiore incidenza di malattie cardiovascolari e sembra che ciò sia dovuto in gran parte all’alterato metabolismo lipidico presente in questa patologia.
La dislipidemia o iperlipoproteinemia è un’alterazione della quantità di grassi o lipidi normalmente presenti nel sangue.
La sua importanza clinica è data dalla dimostrazione che elevati livelli di colesterolo plasmatici rappresentano una delle cause di aterosclerosi (ispessimento localizzato delle pareti delle arterie) che può provocare l’insorgenza di molte patologie, tra le quali le più note sono l’infarto del miocardio e l’ictus cerebrale.
Nel 30% dei soggetti diabetici si sviluppa una forma di dislipidemia, detta “secondaria” in quanto dovuta alla mancata azione insulinica, caratterizzata più comunemente da elevati livelli di trigliceridi, da bassi livelli di colesterolo HDL(lipoproteine ad alta densità) e da un aumento delle LDL (lipoproteine a bassa densità) prevalentemente del tipo “piccole e dense”, che favoriscono i fenomeni di aterogenesi anche in presenza di concentrazioni di colesterolo LDL non aumentate in maniera significativa.

I meccanismi patogenetici responsabili della dislipidemia nel diabete sono principalmente due: nel diabete di tipo 1 è prevalentemente la grave carenza dell’ormone a determinare la dislipidemia mediante un deficit funzionale della LPL (lipoproteinlipasi) con conseguente ridotto catabolismo delle VLDL (lipoproteine a densitàmolto bassa), ricche di trigliceridi. Nel diabete di tipo 2 è invece l’insulinoresistenza, cioè il cattivo funzionamento dell’insulina a livello dei tessuti bersaglio (soprattutto fegato e tessuto adiposo), ed in particolare l’aumentata sintesi epatica di trigliceridi a partire dai NEFA, mobilizzati in eccesso dal tessuto adiposo, e la loro secrezione nelle VLDL, la causa della dislipidemia.

Da quanto detto risulta evidente l’importanza della terapia della dislipidemia, soprattutto nel soggetto diabetico che presenta un rischio decisamente aumentato di patologia aterosclerotica rispetto al soggetto non diabetico. A causa di tale elevato rischio, il diabete è considerato equivalente ad una pregressa patologia cardiovascolare nelle linee guida del National Cholesterol Education Program (NCEP) Adult Treatment Panel III (ATP III), e quindi la dislipidemia diabetica necessita di un trattamento aggressivo. Tutti i soggetti diabetici si dovrebbero sottoporre, almeno una volta l’anno, ad un profilo lipidico mediante il dosaggio dei livelli ematici di colesterolo totale, colesterolo-HDL, colesterolo-LDL e trigliceridi. I livelli ottimali di colesterolo negli adulti con diabete sono rappresentati da valori di LDL <100 mg/dl, HDL >45 mg/dl e trigliceridi <150 mg/dl e, secondo le linee guida NCEP ATPIII, con livelli di colesterolo-LDL >100 il paziente deve essere trattato (farmacologicamente). Il primo passo nel trattamento della dislipidemia diabetica è rappresentato dalla modificazione dello stile di vita, che consiste nella terapia dietetica, attività fisica e controllo del peso corporeo. Infatti, il calo ponderale e l’attività fisica comportano una riduzione della trigliceridemia e un aumento del colesterolo HDL, nonché una riduzione di entità modesta del colesterolo LDL. Per quanto riguarda la dieta, è particolarmente raccomandata una riduzione del colesterolo, che deve essere <200 mg/die (si devono prediligere gli alimenti di origine vegetale), una restrizione di acidi grassi saturi, cioè dei grassi di origine animale, e un aumento degli acidi grassi polinsaturi, cioè dei grassi di origine vegetale (es. olio di mais) (vedi tabella: composizione lipidica degli alimenti). Nel caso in cui la sola modificazione dello stile di vita non sia sufficiente a ridurre la colesterolemia, è consigliabile l’aggiunta di una terapia farmacologica.

I farmaci ipocolesterolemizzanti più utilizzati per il raggiungimento della concentrazione ottimale di colesterolo LDL sono le statine. Nella maggior parte dei casi la statina dovrebbe essere somministrata inizialmente a un dosaggio moderato, che in molti pazienti consentirà di raggiungere l’obiettivo terapeutico. Dopo circa sei settimane di terapia farmacologica, se l’obiettivo non è stato raggiunto, la terapia ipocolesterolemizzante può essere intensificata aumentando la dose della Statina.
Concludendo, è importante che il paziente comprenda che un trattamento aggressivo della dislipidemia diabetica riduce il rischio di malattie cardiovascolari. La modificazione, in primo luogo, dello stile di vita e, successivamente, la terapia farmacologica, risultano essenziali per raggiungere tale obiettivo.
© IlDiabeteOggi.it - 7 Giugno 2009

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