Monitoraggio continuo della Glicemia

di Giancarlo De Mattia
Stampa E-mail
Il profilo glicemico nei soggetti diabetici è di primaria importanza per il controllo non solo della terapia insulinica ma anche di quella con ipoglicemizzanti orali. Tuttavia, a causa delle ampie variazioni glicemiche che si hanno in relazione all’attività fisica, alla dieta e alla terapia farmacologica seguita, anche un automonitoraggio glicemico domiciliare più intensivo non sembra a volte sufficiente a svelare episodi di iperglicemia post-prandiale e soprattutto quelli estremamente pericolosi di ipoglicemia notturna.


Fig. 1 - CGMS



Fig. 2 - Glucoday



Figg. 3



Figg. 4 e 5
E'per tale motivo che dagli inizi degli anni Settanta si è cercato di realizzare una tecnica per monitorare continuamente la glicemia nell’arco della giornata, fino ad arrivare ai giorni nostri alla realizzazione di biosensori in grado di determinare automaticamente i livelli glicemici sottocutanei. Un biosensore è un dispositivo analitico dotato di un sistema di rilevazione associato ad un sistema di “trasduzione del segnale”: in termini più semplici esso consente di tradurre le variazioni prodotte da reazioni chimiche o le modificazioni fisiche in elettroni, la cui intensità è proporzionale alla sostanza che si intende controllare (esempio: il glucosio).

Un biosensore standard è formato da un compartimento reattivo contenente un enzima, la cui reazione chimica con il substrato genera un segnale elettrochimico. Il segnale trasmesso viene elaborato a sua volta da un processore e tradotto in un valore numerico che riflette la concentrazione della sostanza esaminata.
I biosensori, a seconda della reazione utilizzata, possono essere di 3 tipi: elettrochimici, ottici e calorimetrici. Attualmente i più utilizzati sono i sensori elettrochimici, che sfruttando la reazione enzimatica della glucosio-ossidasi, permettono la generazione di una corrente che viene captata da un elettrodo e convertita in concentrazione glicemica. I biosensori elettrochimici più utilizzati per il monitoraggio glicemico del soggetto diabetico sono il biosensore ad ago, con impianto transcutaneo, metodica utilizzata nel “CGMS” (fig.1), ed il biosensore enzimatico collegato al paziente dall’esterno mediante un piccolo catetere connesso ad una fibra di microdialisi, utilizzato nel Glucoday (fig. 2).

Il CGMS è un dispositivo che si porta appeso alla cintura ed è formato da un cavetto collegato ad un cateterino morbido in teflon impiantato nel sottocutaneo (fig.3). Sulla punta del catetere è collocato il sensore che registra la concentrazione di glucosio nei liquidi interstiziali che stanno fra una cellula e l’altra (la concentrazione del glucosio nei liquidi interstiziali è in equilibrio con quella del sangue). Le misurazioni avvengono ogni 10 secondi e l’apparecchio elabora ogni 5 minuti la media dei dati raccolti memorizzandoli nello strumento; i dati registrati nell’arco di tempo massimo di 72 ore vengono successivamente scaricati su un PC.
L’altra tecnica è quella utilizzata dal Glucoday, che dispone di un sensore enzimatico connesso ad una microfibra che viene inserita nel tessuto sottocutaneo della zona periombelicale attraverso un’ agocannula; la microfibra viene perfusa per tutta la durata del monitoraggio con liquido fisiologico a velocità costante attraverso una micropompa (fig.4). Lo strumento, in cui alloggia il biosensore, viene invece posto in un marsupio ed indossato dal soggetto che, in questo modo, è solo minimamente limitato nelle sue attività quotidiane. La glicemia viene misurata ogni secondo e ne viene fatta una media ogni 3 minuti; inoltre lo strumento dispone anche di un display che permette di leggere in tempo reale i valori glicemici così misurati. Il Glucoday è in grado di monitorare i livelli glicemici per un periodo di 48 ore (fig.5) e si è dimostrato particolarmente utile nello svelare episodi di ipoglicemia asintomatici prevalentemente notturni e di iperglicemia postprandiale.

Le principali indicazioni di questi strumenti sono costituite dal loro uso nei soggetti in trattamento insulinico, sia di Tipo 1 che di Tipo 2, in cui il controllo metabolico è instabile o di difficile ottenimento con gli usuali presidi terapeutici; nelle pazienti in corso dei primi mesi gravidanza in cui il controllo metabolico interferisce con lo stesso sviluppo embrionale; durante interventi chirurgici di lunga durata che comportano un lungo periodo di anestesia o di asportazione del pancreas o di parte di esso; in corso di trattamento delle emergenze metaboliche (coma) o di complicanze acute cardiache o cerebrali (infarto miocardio acuto, ictus cerebrale) in pazienti ospedalizzati al fine di ottimizzarne il trattamento e rendere più rapido il recupero funzionale.

© IlDiabeteOggi.it - 5 Febbraio 2006

Villa Mafalda

Casa di Cura "Villa Mafalda" - Via Monte Delle Gioie, 5 - 00199 - ROMA
Tel: 06 860941

www.VillaMafalda.com

RICERCA


UTENTI


ARCHIVIO CONTENUTI


Links

Casa di Cura "Villa Mafalda" - Via Monte Delle Gioie, 5 - 00199 - ROMA
Tel: 06 860941
Sito Web: www.villamafalda.com