Il danno cardiaco del diabetico può essere di natura metabolica, neuropatica e vascolare. A volte le tre componenti coesistono e rendono quindi ragione della rapida evolutività della cardiopatia diabetica.
Il danno metabolico interessa la funzione cardiaca ed è secondario ad alterazioni della contrazione miocardica, non ricollegabile ad alterazione dei vasi miocardici, ma secondaria ad un errato utilizzo del glucosio a livello delle cellule muscolari cardiache: è il quadro della cosiddetta miocardiopatia diabetica. Quest’ultima è dovuta all’alterato metabolismo del glucosio che induce il muscolo cardiaco ad un malfunzionamento durante il ciclo cardiaco soprattutto della sua capacità di rilasciarsi adeguatamente con conseguente deficit di riempimento (in diastole) e successivo deficit di svuotamento (in sistole). Questa alterazione è di solito correggibile con il ripristino ed il mantenimento di un controllo metabolico ottimale, mantenendo i livelli glicemici il più possibile normali durante l’arco della giornata ("variabilità glicemica") ed i livelli di Emoglobina Glicosilata (HbA1c) al di sotto del 7%.Il danno neuropatico è quello che coinvolge il Sistema Nervoso Autonomo (SNA), ovvero quel sistema che non è controllabile dalla nostra volontà ed è preposto alla regolazione della frequenza respiratoria, del mantenimento della temperatura corporea mediante la sudorazione, la vasodilatazione e la vasocostrizione cutanea, della motilità e della funzione gastrointestinale, delle funzioni sessuali, etc. In questo caso oltre alla possibile coesistenza di un danno vascolare delle strutture preposte al controllo di questo sistema nervoso, con malfunzionamento delle medesime, esiste il grave problema delle alterazioni del Ritmo cardiaco che può comportare anche l’arresto cardio-respiratorio (così detta “morte improvvisa”). E’ opportuno pertanto indagare periodicamente il paziente con un videat cardiologico ed aggiungere un elettrocardiogramma dinamico per un periodo di 24 ore (Holter cardiaco) che consenta di svelare eventuali anomalie del ritmo, seguito da un monitoraggio pressorio (Holter pressorio) che oltre a permettere una diagnosi certa di ipertensione arteriosa, così frequentemente associata al diabete mellito, consente di monitorizzare la presenza o l’assenza della fisiologica caduta notturna della pressione arteriosa, indice indiretto dell’esistenza di una neuropatia autonomica.
L'alterazione cardiaca più importante e frequente è rappresentata dalla coronaropatia
Il più frequente dei danni cardiaci nel paziente diabetico è però rappresentato dalla coronaropatia (danno vascolare), che è da ricercare nella presenza di lesioni vascolari non solo a livello delle coronarie di più grande diametro, ma anche di quelle più distali, difficilmente evidenziabili con le comuni tecniche coronarografiche. Mentre le lesioni più vicine all’origine dell’insorgenza delle coronarie sono correggibili con l’applicazioni di stents introducibili per via endovascolare, una volta dilatata la coronaria con un palloncino, le lesioni più distali richiedono soluzioni molto più invasive mediante interventi quali i by-pass aorto-coronarici effettuati con interventi di cardiochirurgia. A tal fine vengono utilizzati tratti di arteria mammaria interna o di vena safena con cui si sostituiscono le arterie occluse con vasi delle stesso soggetto che consentono di rivascolarizzare i territori miocardici ischemici sofferenti.Da quanto sovraesposto ne deriva l’importanza di effettuare uno screening cardiologico nel soggetto diabetico che, in periodi asintomatici, consenta di adottare efficaci modifiche dello stile di vita e terapie adeguate a prevenire l’evoluzione di tale patologia utilizzando antiaggreganti, ipocolesterolemizzanti, ipotensivanti Tuttavia essendo ormai provato che i tests abitualmente utilizzati per la diagnostica di coronaropatia (“stress test”) sia durante Elettrocardiogramma (Ecg da sforzo) che durante Ecocardiogramma (Ecostress dinamico o farmacologico) non sono sufficientemente precoci, l’attenzione dei cardiologici e dei diabetologi si è rivolta verso metodiche che utilizzando la Tomografia Assiale Computerizzata (TAC multislices) che consente di valutare la determinazione del deposito di calcio nei vasi (“Calcium Score”) riconosciuto indice di rischio coronarico indipendente dagli altri fattori di rischio coronarici sovra menzionati. La ricostruzione visiva tridimensionale dell’albero coronarico ottenibile con tale tecnica rende più semplice e già mirato l’eventuale approccio interventistico con stent o by pass aorto-coronarico.

Immagini TAC che riproducono in modo dettagliato l'anatomia dell'albero coronarico.


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