CHO e correzione del bolo insulinico

La flessibilita' che piace al paziente

di Arianna Moretti e Giancarlo De Mattia
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Uno dei punti dolenti dell'adesione del paziente alla terapia puo' essere costituito dalla rigidità dell'indicazione dietetica. E’ noto che nei pazienti affetti da Diabete tipo 1 esiste una stretta correlazione tra iperglicemia e sviluppo delle complicanze microangiopatiche: già nei primi anni ‘90 lo studio DCCT (Diabetes Control and Complication Trial) ha dimostrato che una terapia insulinica intensiva era in grado di ridurre l’HbA1c (emoglobina glicosilata) da 9,1 a 7,3% ritardando l’insorgenza e la progressione di retinopatia, nefropatia e neuropatia[1]. Apparve chiaro quindi il ruolo che l’iperglicemia gioca nella comparsa delle complicanze e che non esisteva un valore soglia ma si assisteva invece a una continua riduzione del rischio quanto più si raggiungevano livelli glicemici normali. Come consentire, tramite un'efficace sinergia medico-paziente, una maggiore flessibilità dietetica preservando il controllo glicometabolico?

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