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Conoscere il Diabete


Il rischio cardiologico nel paziente diabetico
Il Diabete è un fenomeno allarmante per rapidità di diffusione e gravità delle sue complicanze vascolari. Sono infatti tra 2,5 - 3 milioni i soggetti affetti da tale patologia in modo clinicamente manifesto ed un’altra gran parte non è consapevole di esserne affetto. Tra le principali cause di mortalità in questa patologia prevalgono quelle coronariche, più del 60%, ma anche in assenza di vasculopatia coronarica il rischio di mortalità cardiaca è simile a quella dei soggetti non diabetici con alterazioni delle coronarie indotte da altri fattori di rischio quali ereditarietà, fumo, ipertensione arteriosa, dislipidemia, obesità ecc.

Monitoraggio continuo della Glicemia
Il profilo glicemico nei soggetti diabetici è di primaria importanza per il controllo non solo della terapia insulinica ma anche di quella con ipoglicemizzanti orali. Tuttavia, a causa delle ampie variazioni glicemiche che si hanno in relazione all’attività fisica, alla dieta e alla terapia farmacologica seguita, anche un automonitoraggio glicemico domiciliare più intensivo non sembra a volte sufficiente a svelare episodi di iperglicemia post-prandiale e soprattutto quelli estremamente pericolosi di ipoglicemia notturna.

Linee Guida - Diabete ed Esercizio Fisico: istruzioni per l'uso
I benefici dell’attività fisica sono ormai noti da parecchio tempo e i grandi trial clinici non fanno altro che ribadire i vantaggi dell’evitare uno stile di vita sedentario. Nel diabete, un regolare esercizio fisico migliora il controllo glicemico e aiuta nella prevenzione delle complicanze, favorisce il mantenimento di un peso corporeo ottimale, migliora il profilo lipidico del sangue (colesterolo LDL ed HDL e trigliceridi), riduce il grasso viscerale e diminuisce il rischio complessivo di malattia cardiovascolare. L’attività fisica, inoltre, ha dimostrato risultati superiori ai farmaci nella prevenzione del diabete tipo 2 nei soggetti a rischio, rallentando o arrestando la progressione delle forme di pre-diabete (alterata glicemia a digiuno e intolleranza al glucosio).

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Cellule staminali nel trapianto di beta-cellule
Il Diabete tipo 1 (DM1) è una patologia su base autoimmune in cui il sistema immunitario attacca e distrugge, non riconoscendole come proprie, le cellule beta delle insule di Langherans produttrici di insulina: tale distruzione comporta una alterazione dei meccanismi che in condizioni di normalità garantiscono un controllo costante dei livelli circolanti di glucosio.

Disfunzione erettile
L’esistenza di disturbi sessuali nel diabete mellito è conosciuta da molto tempo ed in era pre-insulinica l’impotenza era considerata una dei sintomi più frequenti, presente sia nelle forme gravi sia nelle forme più lievi della malattia. Con l’aumentare della vita media del paziente diabetico e con il miglioramento della sua qualità di vita, la disfunzione erettile ha assunto un peso sempre più significativo.

Genetica e Diabete
Un argomento che ha sempre richiamato l'attenzione del lettore più distratto, a volte per curiosità e dietro mal celati timori, appassiona milioni di ricercatori e nel mondo rimane oggetto di critiche e contrastanti pareri. Ritorniamo anche noi oggi a parlare della genetica e, in particolare, del suo contributo nello sviluppo di una delle malattie croniche più diffuse nella nostra società: il diabete mellito.

La Dislipidemia nel Diabete
E‘ ormai accertato che nel soggetto diabetico vi è una maggiore incidenza di malattie cardiovascolari e sembra che ciò sia dovuto in gran parte all’alterato metabolismo lipidico presente in questa patologia.
La dislipidemia o iperlipoproteinemia è un’alterazione della quantità di grassi o lipidi normalmente presenti nel sangue.
La sua importanza clinica è data dalla dimostrazione che elevati livelli di colesterolo plasmatici rappresentano una delle cause di aterosclerosi (ispessimento localizzato delle pareti delle arterie) che può provocare l’insorgenza di molte patologie, tra le quali le più note sono l’infarto del miocardio e l’ictus cerebrale.


Prevenzione


In alto i calici... ma con moderazione
Finalmente la ricerca scientifica si dimostra meno tiranna verso i nostri comuni piaceri. Negli anni siamo stati afflitti da divieti e proibizioni alimentari di varia natura che ci hanno quasi istigato a una disattenzione “difensiva” verso questo tipo di informazione scientifica. I nuovi dati non giungono ad avvalorare l’uso dell’alcool decantato dal Trilussa:

“Si me frulla un pensiero che me scoccia
me fermo a beve e chiedo aiuto ar vino
poi me la canto e seguito er cammino
cor destino in saccoccia.”

Ma se escludiamo eccessi di gola e poesia, le moderate abitudini da buon degustatore, secondo gli studi condotti negli ultimi anni, non sembrano poi così nocive.
Svariate ricerche scientifiche avevano già dimostrato i benefici per la nostra salute di un moderato consumo di alcool. Questa sostanza, assunta nel piacevole cocktail di molecole aromatiche di un buon vino rosso o in una dissetante birra, oltre ad accompagnare adeguatamente i sapori di una cena svolge anche la funzione di prevenzione verso le più comuni patologie del mondo Occidentale.
Quali sono i benefici più evidenti? Due, fra quelli più importanti, sono gli effetti sulle malattie cardiovascolari e sul diabete tipo 2, condizioni che affliggono in maniera endemica le popolazioni dei paesi economicamente più ricchi. Decisamente, l’argomento ci interessa più da vicino.


Approfondimenti

Per i visitatori più curiosi, una serie in continuo aggiornamento di approfondimenti su vari temi legati al Diabete e al miglioramento delle conoscenze e delle terapie.

Diabete e Gravidanza
Il desiderio di avere un figlio è innato in ogni donna. Prima o poi arriva il giorno in cui si fanno i conti con il proprio corpo e si decide di mettere in atto ciò che per molti è il vero senso della vita: la procreazione. Tuttavia ci sono situazioni in cui tale scelta non può essere presa tanto facilmente.
Ad oggi ci si appresta alla gravidanza in età sempre più avanzata e spesso quando sono già insorti problemi di salute per la futura mamma : il Diabete è uno di questi. Sia che si tratti di un Diabete tipo 1 insorto durante la pubertà, sia che si tratti di un Diabete tipo 2 insorto precocemente, molte donne si preoccupano della gravidanza sia per ciò che questo evento possa indurre nel decorso clinico della loro malattia, sia per ciò che concerne il nascituro.

La sindrome delle apnee notturne
La sindrome delle apnee notturne è un disturbo che colpisce ufficialmente più di due milioni di italiani. E' stata descritta per la prima volta nel 1965 come un’alterazione patologica caratterizzata da "pause" o interruzioni del normale respiro durante il sonno. Apnea deriva dal termine greco “apnoia”, che significa “senza respiro“, perché letteralmente nelle persone con apnee la respirazione si arresta ripetutamente durante il sonno, per almeno 10 secondi e spesso più a lungo, anche per più di un centinaio di volte in una singola notte. Per difendersi da questa pericolosa riduzione di apporto di ossigeno a livello cerebrale è necessario che il cervello "si risvegli", anche se per pochissimi secondi, cosa che a volte non viene neanche avvertita coscientemente dal paziente (cosiddetti "arousals "o micro-risvegli inconsapevoli).

La Telemedicina nel Diabete
Per "telemedicina" si intende l’applicazione della "telematica" (sistema automatizzato di trasmissione di informazioni a distanza) al campo medico. Tale sistema può essere utilizzato con i sistemi di diagnostica e di assistenza medica a distanza, mediante normali vie di telecomunicazione quali la rete telefonica. Negli ultimi anni si è avuta una notevole diffusione della telemedicina nella pratica clinica. In particolare, soggetti affetti da malattie croniche che necessitano di frequenti controlli medici, di continui monitoraggi dei parametri biomedici e di revisioni e/o aggiornamenti del regime terapeutico, possono giovarsi di una assistenza aggiuntiva di tipo "telematico".

Diabete e invecchiamento - Sfide per il futuro
Dalla conferenza stampa del prof. Giancarlo De Mattia, sul "Seminario Interattivo su Diabete e Invecchiamento"
Bagni di Tivoli, 23 Novembre 2001


Il diabete rappresenta, nel mondo occidentale, una "malattia sociale" e colpisce in Italia circa il 3% della popolazione generale. Vi è da notare che gran parte dei pazienti non sa di essere affetto dalla malattia per cui la prevalenza di tale patologia è sicuramente doppia. Nel prossimo futuro tale cifra è destinata ad aumentare sia per l'incremento dell'apporto nutrizionale legato ad iperalimentazione, sia per il progressivo incremento della vita media. Infatti il diabete colpisce maggiormente il sesso maschile di età compresa fra i 45 e i 50 anni e le donne dopo i 55 anni. Oltre i 65 anni la prevalenza della popolazione generale passa dal 3% al 10%.

Sindrome X - Un'epidemia in incognita
Non è stato un caso che la medicina abbia scoperto un'insidiosa triade: il diabete non insulino-dipendente, l'obesità, e le malattie cardiovascolari si presentano spesso a braccetto, invitando i ricercatori a caccia di prove di un loro legame sotterraneo. E' quindi da circa un decennio che, osservando la frequenza di queste malattie nelle popolazioni occidentali, è stato coniato il termine di "sindrome X", che sta ad indicare l'incognita di questa misteriosa associazione. Qualcuno ha parlato di malattia "della civilizzazione", per sottolineare il nesso esistente tra il problema medico e lo stile di vita occidentale.


Video Corsi


Videocorso Holter glicemico
In questo video viene spiegato in dettaglio il monitoraggio strumentale della glicemia, il cosiddetto Holter glicemico.



Articoli Archiviati

L'Archivio completo delle News pubblicate in precedenza sul sito "Il Diabete Oggi".

Il Piede Diabetico - Difendere il tallone d'Achille
Nel mondo occidentale il diabete rappresenta la principale causa di amputazione non traumatica dell'arto inferiore: negli USA più del 50% degli interventi di amputazione, riguardano pazienti diabetici, per un totale di circa 56.000 amputazioni all'anno. Come evitarla? Con il termine piede diabetico intendiamo una serie di alterazioni tipiche dell'arto inferiore del paziente, accomunate dall'essere principalmente secondarie alla polineuropatia simmetrica distale cronica e dall'evolvere, se non adeguatamente trattate, verso l'amputazione. La conoscenza dei sintomi e dei segni premonitori è indispensabile per una diagnosi e un trattamento precoce, ma ancora più importante è conoscere i soggetti a rischio e impostare un adeguato protocollo di prevenzione.

Stili di vita - La buona condotta antidiabetica
Sapevamo da tempo che lo stile di vita tipo "occidentale", caratterizzato da un'alimentazione eccessiva e sbilanciata verso i grassi animali, oltre che da una scarsa attività fisica, è uno dei più importanti fattori di rischio per il diabete di tipo 2. Due recenti studi, indipendenti, condotti su un vasto campione statistico (85.000 infermiere professionali e 1079 persone di varie etnia, età e sesso) hanno confermato questa ipotesi, sottolineando in maniera inequivocabile come la semplice adozione di adeguati comportamenti possa essere più efficace persino dei farmaci.

GH e metformina, accoppiata vincente
La sindrome plurimetabolica, o sindrome X (di cui ci siamo già occupati in un dossier - vedi DiabeteNews N.3), è una condizione che include una serie di alterazioni caratteristiche - obesità, ipertensione, iperglicemia, iperlipidemia (aumento dei grassi nel sangue), che appare correlata allo sviluppo di malattie cardiovascolari. La domanda sanitaria, nei paesi industrializzati, sta lievitando paurosamente anche a causa di questo problema, dal momento che le patologie cardiovascolari sembrano assumere carattere epidemico in paesi come il nostro (in effetti rappresentano la prima causa di morte, sorpassando in tale scomodo primato persino i tumori).

Adiponectina - La spia sull'insulina debole
Il diabete di tipo 2 è spesso associato, come è noto, alla condizione di sovrappeso. L'aumento del grasso corporeo sembra essere accompagnato da cambiamenti biochimici nel sangue circolante, e grande interesse si sta attualmente accendendo verso specifiche proteine implicate in tali cambiamenti.

Va in fumo l'azione insulinica
Il fumo di sigaretta rappresenta uno dei più importanti fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, assieme all'iperlipidemia, all'ipertensione ed al diabete mellito.
Se questi fattori si trovino test ad agire contemporaneamente gli effetti dannosi sul sistema circolatorio si moltiplicano, provocando un consistente aumento del rischio di malattia cardiovascolare. Il fumo di sigaretta rappresenta nel diabetico una vera insidia, sia perchè la sua azione favorisce direttamente le complicanze vascolari, sia per il suo effetto negativo proprio su quell'equilibrio metabolico che rappresenta lo scopo del trattamento.

GLP-1 - L'ormone che aiuta l'insulina
Nel diabete di tipo 2 le cellule beta delle isole di Langherans, com'è noto, non producono sufficiente insulina oppure l'organismo è resistente all'azione dell'insulina stessa. La strategia farmacologica abituale, per questo tipo di paziente, è quindi quella di stimolare una maggior produzione endogena di insulina o di aumentare la sua azione metabolica, per riportare il livello di glucosio del sangue verso la normalità.

Terapia fotodinamica della Degenerazione Maculare
La degenerazione maculare è una malattia, frequente nell'anziano, che colpisce la retina nella sua porzione centrale, la macula, e può determinare la perdita della visione distinta della parte centrale del campo visivo.

Ricreare le cellule beta con le staminali
Al laboratorio di Biologia Molecolare del National Institutes of Health di Bethesda, negli Stati Uniti, si insegue da vicino la possibilità di curare il diabete mellito rigenerando le cellule beta pancreatiche ed ancora un volta troviamo in voga le cellule staminali.
In un recente lavoro descritto su Science, le preziose unità cellulari sono state isolate da cellule ottenute da embrioni di topo, selezionando quelle che esprimevano la nestina, proteina presente normalmente nei precursori delle cellule pancreatiche. In coltura, cessata la fase proliferativa cellulare, più del 30% di esse iniziavano a produrre l'insulina insieme ad altri ormoni delle isole di Langherans, come il glucagone, la somatostatina ed il polipeptide pancreatico.



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