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Revisioni e Linee Guida


Diabete gestazionale: aggiornamento dei criteri di screening e diagnosi
Le nuove linee guida 2010 della Società Italiana di Diabetologia configurano un sostanziale cambiamento nella diagnosi del diabete gestazionale, imposto dall’affermarsi di un nuovo paradigma: la relazione tra i valori glicemici e le complicanze materno-fetali.
Che il GDM sia una reale entità clinica è dimostrato dal fatto che tale affezione, spesso paucisintomatica, è gravata da un’elevata incidenza di morbilità materna e fetale. Studi effettuati in Centri specializzati che hanno valutato campioni molto ampi di popolazioni riportano infatti frequenze notevolmente più elevate di macrosomia fetale, policitemia, sindrome da distress respiratorio, iperbilirubinemia, ipoglicemia, ipocalcemia, preclampsia e necessità di ricorso al taglio cesareo nelle donne affette rispetto ai controlli sani.

Ipoglicemia, prevenzione e trattamento
I grandi trial clinici hanno dimostrato come la riduzione della glicemia, ottenuta con farmaci ipoglicemizzanti orali o con insulina, è in grado di prevenire le complicanze acute dell’iperglicemia (chetoacidosi e sindrome iperosmolare), le complicanze croniche microvascolari e ridurre il rischio di complicanze macrovascolari. La possibilità di ottenere e mantenere nel tempo un buon controllo glicemico è ostacolata dall’aumento del rischio di ipoglicemie farmaco-indotte, che possono determinare morbilità fisica e psicosociale tramite gli effetti negativi sull’attività cerebrale.

Linee Guida 2010 Italiane per la diagnosi di Diabete
Gli Standard per la cura del Diabete, promulgati dall’Associazione dei Medici Diabetologi (AMD) e dalla Società Italiana di Diabetologia (SID), rappresentano il più autorevole documento italiano nel campo della diagnosi e terapia in Diabetologia. La Seconda Edizione ribadisce molte delle indicazioni delle linee guida statunitensi (ADA) adattandole in modo efficace al contesto sanitario italiano. In questo report, ProgettoMedico.Net illustra i criteri per la diagnosi e la categorizzazione del diabete nel paziente.

Linee Guida 2010 - La Prevenzione del Diabete Tipo 2
Nel diabete tipo 2, le strategie di prevenzione di efficacia documentata si fondano, secondo l'ADA e le altre maggiori istituzioni diabetologiche, su modifiche dello stile di vita e, nei casi selezionati, sulla terapia farmacologica. In questa malattia, che rappresenta una delle cosiddette “patologie del benessere” che affliggono società con stili di vita di tipo occidentale, l'efficacia dell'azione preventiva è un aspetto ormai documentato e, per certi versi, confortante. Questa attività viene sostenuta soprattutto dai medici di medicina generale, che operano sul campo in prima linea e che si fanno carico di indicare al paziente le modifiche più opportune dello stile di vita, notoriamente modificabile solo con grande sforzo e difficoltà. Vi è però da aggiungere che l’eventuale necessità di impostare anche una terapia farmacologica deve essere spiegata al soggetto ad alto rischio di sviluppare la malattia in modo accessibile e semplice: ciò lo renderà partecipe e maggiormente aderente allo schema posologico indicato, con la consapevolezza degli obiettivi realmente ottenibili e dimostrati dagli studi clinici sin qui effettuati.

Terapia del Diabete Tipo 2
Il Diabete Tipo 2 è una “sindrome” caratterizzata dall’iperglicemia responsabile dell’insorgenza delle complicanze croniche. Lo scopo principale del trattamento è quello di controllare l’insorgenza dell’iperglicemia o per lo meno mantenerla entro limiti parafisiologici con l'utilizzo dei farmaci ipoglicemizzanti orali. Esistono oggi molte molecole che negli ultimi 50 anni hanno allargato l’armamentario terapeutico con il fine ultimo di ridurre l'HbA1c (Emoglobina Glicosilata), considerato indicatore del controllo metabolico a medio termine delle oscillazioni glicemiche.

CHO e correzione del bolo insulinico
Uno dei punti dolenti dell'adesione del paziente alla terapia puo' essere costituito dalla rigidità dell'indicazione dietetica. E’ noto che nei pazienti affetti da Diabete tipo 1 esiste una stretta correlazione tra iperglicemia e sviluppo delle complicanze microangiopatiche: già nei primi anni ‘90 lo studio DCCT (Diabetes Control and Complication Trial) ha dimostrato che una terapia insulinica intensiva era in grado di ridurre l’HbA1c (emoglobina glicosilata) da 9,1 a 7,3% ritardando l’insorgenza e la progressione di retinopatia, nefropatia e neuropatia[1]. Apparve chiaro quindi il ruolo che l’iperglicemia gioca nella comparsa delle complicanze e che non esisteva un valore soglia ma si assisteva invece a una continua riduzione del rischio quanto più si raggiungevano livelli glicemici normali. Come consentire, tramite un'efficace sinergia medico-paziente, una maggiore flessibilità dietetica preservando il controllo glicometabolico?

La lunga marcia dell'Emoglobina A1c
Il 7 Giugno del 2009, a New Orleans, Luisiana, l'emoglobina glicata (HBA1c) si sposta in prima fila nell'armamentario diagnostico del diabete, ad opera di un comitato di esperti internazionali senza bisogno di presentazioni particolari: l'American Diabetes Association (ADA), l'International Diabetes Federation (IDF) e l'European Association for the Study of Diabetes (EASD). La presentazione all'ADA's 69th Scientific Sessions è avvenuta simultaneamente alla pubblicazione sul numero online di Luglio di Diabetes Care.

Dalle incretine agli inibitori della dipeptidil-dipeptidasi IV
Dalla scoperta delle molecole anti-diabetiche dell'organismo al veleno di Heloderma sucpectum, fino ai nuovi inibitori della DPP-IV: la lunga strada dei farmaci innovativi è stata percorsa a piccole tappe in un'avvincente sequenza scientifica. Ricerca diabetologica di base, scienze naturali e biochimica applicata hanno condotto gradualmente a nuove molecole terapeutiche.

Linee Guida 2010 - Diagnosi e Screening del Diabete
Il diabete è una delle patologie in cui le complicanze croniche possono essere ridotte o prevenute da una corretta gestione diagnostico-terapeutica. L'enfasi sull'aspetto diagnostico è imposta, in primo luogo, dall'insidiosità del diabete di tipo 2 che, com'è noto, può rimanere misconosciuto per anni mentre gravi complicanze vanno sviluppandosi indisturbate. Le linee guida mettono a fuoco le migliori strategie con l'intento di ridurre i casi di diabete non diagnosticato che, a detta degli studi epidemiologici e statistici, possono raggiungere un terzo dei casi totali: considerando i grossi numeri in gioco, correlati all'alta prevalenza del diabete, stiamo parlando di una vera e propria pandemia emergente.
In questo report richiameremo la classificazione eziopatogenetica e illustreremo criteri per lo screening e la diagnosi delle varie forme di diabete.



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